Coronavirus-COVID-19, le disposizioni sulla circolazione del soggetto sano in un nuovo momento storico.

da | Mar 15, 2020 | Coronavirus-COVID19 | 0 commenti

Come noto da qualche giorno sono cambiate le norme in tema di libera circolazione delle persone su tutto il nostro territorio nazionale e, come tutto ciò che viene fatto in tempi di urgenza e/o emergenza, unitamente alla nuova norma appare anche un po’ di confusione sia nell’assimilarla che nel comprenderla; vediamo per gradi di capire cosa sta succedendo e cosa possiamo fare o non fare

Il DECRETO-LEGGE 23 febbraio 2020, n. 6 “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.”

Fermo restando che l’imperativo è seguire le prescrizioni impartite dalle Autorità (ci piaccia o no, dobbiamo osservare le regole) cerchiamo, carte alla mano, di capire quali siano le ricadute sulla nostra vita di tutti i giorni.

Con il DECRETO-LEGGE 23 febbraio 2020, n. 6, recante Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. (20G00020) (GU n.45 del 23-2-2020), all’art. 3, co. 4. – Attuazione delle misure di contenimento – è prescritto che:

“Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale”.

È bene sottolineare che il decreto è stato convertito in legge, la LEGGE 5 marzo 2020, n. 13 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. (20G00028) (GU n.61 del 9-3-2020), pertanto il mancato rispetto delle misure di contenimento ordinate dall’autorità competente in virtù dell’emanato D.L del 23 febbraio 2020, n. 6, convertito nella LEGGE 5 marzo 2020, n. 13, costituisce reato.

La precisazione non è affatto a caso, è giusto ribadire che questa è una Legge dello Stato, e finché non sarà abrogata essa resterà in vigore.

 

La LEGGE 5 marzo 2020, n. 13 e le ulteriori integrazioni, il DPCM del 8 marzo 2020.

Visto l’aggravarsi della particolare situazione di emergenza sanitaria, prima locale, solo successivamente estesa al territorio nazionale, il Primo Ministro è intervenuto con il DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 8 marzo 2020, brevemente c.d. DPCM, contenente ulteriori disposizioni attuative del precedente decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, quello convertito, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 – relativamente all’intera regione Lombardia e alle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia.(20A01522) (GU n.59 del 8-3-2020).

La violazione degli obblighi e divieti contenuti in questo DPCM costituisce reato. Infatti, all’art. 4 co. 2 – Monitoraggio delle misure, è stato previsto che:

“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il mancato rispetto degli obblighi” indicati nel DPCM 8 marzo 2020 “è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale, come previsto dall’art. 3, comma 4, del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6”.

Ai sensi dell’art. 5 – Disposizioni finali dello stesso, poi, le disposizioni contenute nel DPCM 8 marzo 2020 “producono effetto dalla data dell’8 marzo 2020 e sono efficaci, salve diverse previsioni contenute nelle singole misure, fino al 3 aprile 2020”.

Ulteriori integrazioni per estensione nazionale, il DPCM del 9 marzo 2020.

Successivamente, l’emergenza sanitaria viene estesa all’intero territorio nazionale quindi con il DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 9 marzo 2020 – Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale. (20A01558) (GU n.62 del 9-3-2020) le misure di cui all’ art. 1 del DPCM 8 marzo 2020 vengono estese all’intero territorio nazionale fino alla data del 3 aprile 2020.

Reato commesso ai sensi dell’art. 650 c.p. – Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità e come incide sulle nostre vite.

Il tutto ci porta alla determinazione che fino al 3 aprile 2020, salvo altri aggiornamenti, costituisce reato, punito ai sensi dell’art. 650 c.p. con l’arresto o con l’ammenda, ogni comportamento posto in essere sia in violazione diretta dei DPCM 8 e 9 marzo 2020, sia dei provvedimenti emessi in forza della LEGGE 5 marzo 2020, n. 13, che sarà in vigore anche oltre il 3 aprile 2020.

Entrando nello specifico è corretto sapere che l’art. 650 c.p. – Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità – prevede quanto segue:

“Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a € 206,00.”

Ripetere è bene, chiunque non rispetti un provvedimento legalmente emanato dall’Autorità è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a € 206,00.

Cosa succede se veniamo fermati per un controllo secondo la LEGGE 5 marzo 2020, n. 13 e i dispositivi dei DPCM

Chiariamo subito che il fatto che si tratti di un reato punito con l’ammenda, art. 26 Codice penale, (approfondite l’argomento cliccando sulla parola e se volete leggere di più vi consiglio l’articolo “La differenza tra multa e ammenda e la loro disciplina giuridica” fonte diritto.it), non significa che le forze dell’ordine e i militari preposti al controllo vi chiederanno dei soldi. … sapete bene che non lo fanno nemmeno quando vi beccano in contravvenzione stradale, così come non significa che visto che paghiamo l’ammenda il reato di estingua.

Un reato resta un reato e come tale ha delle conseguenze!
Non è un premio e non rientra nelle 10 soft skill più ricercate nei lavoratori della nuova generazione.

In caso di trasgressione le forze dell’ordine redigeranno un verbale di identificazione e ve ne verrà consegnata una copia, ciò significa che in tal caso verrete probabilmente denunciati all’Autorità Giudiziaria, cosa che … sta già accadendo.

In questo caso è bene che conserviate con cura tutto ciò che possa dimostrare la verità di quanto autocertificato e in tal caso dovrete senza indugio rivolgervi immediatamente al vostro difensore di fiducia o al difensore d’ufficio che vi verrà indicato, per rimediare il prima possibile ed evitare in tal modo una eventuale condanna penale.

E qui è doveroso ricordare che oltre al denaro che dovrete spendere per la vostra difesa una delle dirette conseguenze che si affrontano in caso di trasgressione sono le infinite ore spese tra Tribunali e avvocati.

Chiarita la cornice di norme ad oggi vigenti, sappiamo che allontanarsi dalla propria abitazione senza compravate esigenze che dovrete, non solo autocertificare, ma anche dimostrarne la veridicità qualora siate chiamati a renderne conto, costituisce quindi un reato.

L’ art 495 c.p. – Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri

Così se fermati e controllati dalle forze dell’ordine dovrete fornire un’autocertificazione con la quale dichiarerete le ragioni del vostro spostamento nonostante gli obblighi e i divieti imposti dal legislatore con i sopra citati decreti per i quali lo spostamento è previsto solo per le seguenti ragioni:

“comprovate esigenze lavorative; situazioni di necessità; motivi di salute; rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”.

Qualora non disponiate del modulo per l’autocertificazione le forze dell’ordine preposte al controllo potranno fornirvene uno ed è bene quindi precisare che (qualora vi venissero delle idee brillanti sul momento) la dichiarazione falsa costituisce un altro e diverso reato ai sensi degli art. 76 D.P.R. n. 445/2000 e art 495 c.p. rispetto a quello di cui all’art. 650 cp. poc’anzi citato.

Determinazioni sulle nostre abitudini di vita ai sensi del DPCM 8 e 9 marzo 2020.

Ai sensi del DPCM 8 marzo 2020 e del DPCM 9 marzo 2020 quindi, se li leggiamo congiuntamente, limitatamente alla circolazione del soggetto sano, su tutto il territorio nazionale sono adottate le seguenti misure:

Su tutto il territorio nazionale bisogna evitare ogni spostamento delle persone fisiche;
tutti gli spostamenti sul territorio nazionale devono essere motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza;
è fatto divieto agli accompagnatori dei pazienti di permanere nelle sale di attesa dei dipartimenti emergenze e accettazione e dei pronto soccorso (DEA/PS), salve specifiche diverse indicazioni del personale sanitario preposto;
chiunque, a partire dal quattordicesimo giorno antecedente la data di pubblicazione del DPCM 8 marzo, abbia fatto ingresso in Italia dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanità, deve comunicare tale circostanza al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio nonché al proprio medico di medicina generale ovvero al pediatra di libera scelta;
sull’intero territorio nazionale è vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

È il caso di dire … #iorispettoleregole #iorestoacasa #iofacciolamiaparte