Avvocato, Abogado o Avocat obbligo di trasparenza e chiarezza sui titoli.

da | Gen 1, 2020 | SOS Consumatori | 11 commenti

L’Abogado ha un preciso obbligo di chiarezza e trasparenza nei confronti dei suoi assistiti sulla dichiarazione di provenienza del proprio titolo di studio.

Avvocati o Abogadi. Dopo aver approvato la libera circolazione delle professioni all’interno dell’Unione Europea il legislatore si è trovato a gestire la problematica relativa alle differenze dei disciplinamenti della consecuzione del titolo di studio di Avvocato tra i vari paesi europei.

Premessa
La libera circolazione di professioni all’interno dell’Unione Europea è eredità della nascita della CEE, la Comunità Economica Europea.
L’Italia è uno dei Paesi fondatori della CEE, che è stata costituita con il trattato di Roma il 25 marzo 1957 e nel quale i Paesi firmatari sono andati a stabilire un mercato comune che prevede la libera circolazione di persone, beni e servizi senza più le barriere dei confini geografici nazionali.

Da qui la libera circolazione delle professioni, inclusa quella degli avvocati e qui di seguito, vale la pena annotarsi, l’elenco delle traduzioni del termine “Avvocato” collegato alla lingua del paese di provenienza:
Avocat-Advocaat (Belgio), Aдbokat (Bulgaria), Advokat (Danimarca-Svezia), Rechtsanwalt (Repubblica federale di Germania), Δικηγóροξ (Grecia), Abogado-Advocat-Avogado-Abokatu (Spagna), Avocat (Francia – Lussemburgo – Romania), Barrister-Solicitor (Irlanda), Advocaat (Paesi Bassi), Rechtsanwalt (Austria), Advogado (Portogallo), Asianajaja-Advokat (Finlandia) e Advocate-Barrister-Solicitor (Regno Unito).

Nel Decreto Legislativo 2-2-2001 n. 96, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 4 aprile 2001, n. 79 il legislatore ha approvato il protocollo della direttiva 98/5/CE volto a facilitare l’esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica professionale. Lettura interessante che consiglio.

Attenzione Avvocati, Abogadi o Avocat

Attenzione, il legislatore ha previsto e normato la libera circolazione della professione dell’avvocato all’interno nell’Unione Europea, il che non significa uniformità delle regolamentazioni per la consecuzione del titolo di studio tra i vari paesi e nemmeno omogeneità tra gli stati membri delle procedure di accesso alla professione.

Vale a dire ogni paese si è tenuto le sue regolamentazioni interne, in alcuni paesi più diretto e semplice, in altri più articolato e prevede tra l’altro anche un esame per l’abilitazione finale per divenire avvocato, in questo caso rientra l’Italia.

In Italia per esempio, per poter esercitare la professione di avvocato, occorre aver conseguito la laurea in Legge nelle facoltà di Giurisprudenza, durata del percorso di studi 5 anni.
Una volta laureati occorre iniziare la pratica forense presso uno studio legale di un Avvocato, il cd. dominus, che risulti iscritto da almeno 5 anni all’albo professionale degli avvocati.
La pratica forense ha una durata di 18 mesi e il praticante avvocato dovrà partecipare ad almeno 20 udienze del proprio dominus per ogni semestre facendo annotare la propria presenza nel verbale di udienzaUdienza qojrowe weorn ownweèornwè w e nel libretto della pratica.
Il praticante avvocato deve iscriversi al Registro Praticanti Abilitati che ha un costo variabile a seconda dell’Ordine di appartenenza e consente al giovane aspirante avvocato di poter agire in giudizio senza bisogno della presenza del proprio dominus solo in determinate tipologie di cause.

Una volta terminata la pratica forense, sarà necessario affrontare l’esame di Stato per conseguire l’abilitazione all’esercizio della professione forense che consiste nel sostenere tre prove scritte, due pareri legali in materie regolate dal codice civile e dal codice penale e la redazione di un atto giudiziario, più la prova orale che consiste in un colloquio di circa un’ora avanti a una commissione di giuristi, professori universitari, avvocati o magistrati dove si discuterà dello scritto e si dovrà rispondere ad alcune domande sulle cinque materie scelte dall’aspirante avvocato.

L’esame di Stato per ottenere l’abilitazione della professione forense in Italia è tutt’altro che facile e scontato, e da qui …la scappatoia!

Per coloro che non riescono a superare l’esame di Stato che conferisce il titolo di avvocato e l’ abilitazione alla professione, c’è una scappatoia che consente di eludere il superamento dell’obbligatorio esame da avvocato previsto nel nostro ordinamento, volare in Spagna, e diventare Abogado.

Già, perché in Spagna l’esame di Stato, così come previsto dall’ordinamento italiano, non esiste.

In Spagna per diventare avvocato è sufficiente la laurea in giurisprudenza, la frequenza ad un master di otto esami e il superamento di un test finale a crocette, che si sostiene presso l’Università.

Ecco spiegato in poche semplici righe il fenomeno migratorio degli studenti di Giurisprudenza italiani verso il paese del Toro di Osborne, la Spagna.
Del resto siamo o non siamo un paese di creativi noi italiani? Olè!

Ed eccoci qui, una volta ottenuto titolo di abogado si rientra in Italia e ci si iscrive nell’albo speciale dei c.d. “avvocati stabiliti” previsto in ogni distretto di Corte di Appello accanto all’albo ordinario degli avvocati.

Dopo tre anni dall’iscrizione gli abogadi vengono trascritti negli albi degli avvocati ordinari, quelli in sostanza “nazionali” e tutto viene normalizzato.

Facile no? Alla faccia di tutti quelli che invece si sudano letteralmente il titolo di avvocato in Italia e affrontano onestamente l’esame di Stato che comporta mesi di studio, partecipazioni a corsi di preparazione, stress … con il rischio poi di dover tentare l’esame più volte, infatti se si considerano le percentuali di promossi agli scritti che vanno dal 30 al 50% la probabilità di ripetere almeno una volta l’esame è di fatto una percentuale molto alta.

Raggirare la regola italiana e creare una truffa.

Aggirare la regola è stato relativamente facile fino a qualche anno fa. Più precisamente fino al 2011 era un automatismo con una laurea in legge.
La normativa eurpoea consente al professionista, in possesso di titolo conseguito in un paese membro dell’Unione Europea, di esercitare la sua professione in un altro Strato membro.

Certo si tratta pur sempre di una mossa furbetta, tanto più che la norma Ue spiega che sì, si può diventare abogados, «a patto che non sia elusivo».
Ed in effetti un conto è venire in Italia da Abogado dopo aver esercitato in Spagna, ben altro è un italiano che vola in Spagna per diventare Abogado e rientrare in patria per iniziare a esercitare. Altro che elusivo!
Un raggiro furbastro, una truffa dove girano un sacco di soldi verso le Università e le agenzie che organizzano il tutto.

Dopo il 2011, tra la giusta indignazione degli ordini forensi e dei Giudici, il Ministero della Giustizia ha iniziato a prendere provvedimenti seri, minacciando la cancellazione dagli albi degli Abogados, così la Spagna si è trovata costretta a mettere dei paletti all’orda dei migranti furbetti italiani aspiranti Abogados.

Eliminare del tutto la possibilità di ulteriori raggiri e stabilire come obbligatorio l’esame di Stato in Italia per tutti, evidentemente sembrava una opportunità troppo risoluta, probabilmente per il giro di denaro di cui si è detto.

Quindi si è pensato di aggirare l’ostacolo prevedendo che un italiano che vuole conseguire il titolo di Abogados, per essere poi abilitato deve frequentare anche un master e sostenere un esame finale di abilitazione.
Vorrei sottolineare che, in ogni caso, resta un percorso comunque più semplice rispetto a quello italiano.

Intanto lo scandalo Abogados dilaga e tutti i giornali ne parlano

Di seguito alcuni articoli per approfondire presi dal web:

Ecco allora che spuntano anche in questo caso agenzie che si offrono di accelerare le pratiche e fanno sostenere master e test a crocette senza neanche muoversi dall’Italia.
Basta fare una ricerca su internet per trovare facilmente agenzie che offrono “supporto” logistico per ottenere il titolo. Certo occorre pagare, ma vuoi mettere la soddisfazione di avere un titolo con il minimo sforzo possibile?!
Ma poi, lo sapranno lo spagnolo questi giovani aspiranti avvocati per ottenere una laurea in diritto?

Meno frequente ma con identico risultato è l’ottenimento del titolo di Avocat in Romania poiché anche in questo paese non è previsto un esame di abilitazione alla professione di Avvocato che può essere svolta liberamente da chi si sia semplicemente laureato in giurisprudenza.

Risultato finale: l’albo degli “Avvocati Stabiliti” che, secondo la ratio della norma, sarebbe stato predisposto per i legali stranieri, è composto al 92% da italiani che hanno scelto la via spagnola o rumena all’abilitazione.

Ottenuta l’iscrizione alla sezione speciale dell’albo degli “Avvocati Stabiliti”, l’Abogado o l’ Avocat ha alcune preclusioni professionali:

  • può svolgere attività stragiudiziale, come per esempio la consulenza, ma per patrocinare una causa davanti a un giudice deve essere affiancato da un Avvocato iscritto all’albo ordinario.
  • non può avvalersi del titolo di Avvocato bensì su ogni atto dovrà indicare il titolo professionale originale di Abogados o Avocat.

L’Abogado o l’Avocat non può utilizzare il titolo di Avvocato in lingua italiana nemmeno per firmare la normale corrispondenza con i clienti.

In merito alla questione si è recentemente espressa la Cassazione civile sez. un., 28/06/2019, (ud. 26/02/2019, dep. 28/06/2019), n.17563, stabilendo che chi ha acquisito il titolo in Spagna non può firmare con l’abbreviazione “av.”; firmando documenti con una sola “v” si genera evidentemente confusione tra le abbreviazioni dei titoli incorrendo nella sanzione disciplinare della sospensione.

Per i giudici della Corte di Cassazione si tratta di indebita utilizzazione del titolo e non rileva la successiva acquisizione, che matura dopo 3 anni.

L’indicazione del titolo professionale di abogado tramite l’abbreviazione “av.” dimostra un intento volutamente confusorio soprattutto se utilizzata nei confronti di chi non sia in possesso degli strumenti idonei a «decriptare il messaggio e la rilevante differenza fatta da una semplice v».

Precedentemente è stato il CNF – Consiglio Nazionale Forense, con la Sentenza del 12 settembre 2018, n. 104 ha confermare la sanzione disciplinare della sospensione inflitta a due avvocati dal C.O.A. di Brescia per aver sistematicamente utilizzato il titolo di “av.” in violazione dell’art. 7, comma 1, d.lgs. n. 96/2001, a norma del quale l’avvocato stabilito è tenuto a fare uso del titolo d’origine indicato per intero, in modo comprensibile e tale da evitare confusione con il titolo di Avvocato.

Art. 7.
Uso del titolo

1. Nell’esercizio della professione l’avvocato stabilito e’ tenuto a fare uso del titolo professionale di origine, indicato per intero nella lingua o in una delle lingue ufficiali dello Stato membro di origine, in modo comprensibile e tale da evitare confusione con il titolo di avvocato.

2. Alla indicazione del titolo professionale l’avvocato stabilito e’ tenuto ad aggiungere l’iscrizione presso l’organizzazione professionale ovvero la denominazione della giurisdizione presso la quale e’ ammesso a patrocinare nello Stato membro di origine.

3. L’avvocato stabilito, se esercita la professione quale membro di una societa’ costituita nello Stato membro di origine, e’ tenuto ad aggiungere al titolo professionale la denominazione di tale studio, nonche’ la forma giuridica e i nominativi dei membri che operano in Italia.

Quindi l’avvocato Stabilito, è tenuto a spendere il proprio titolo originale per esteso, di Abogado o Avocat a seconda della provenienza, e giammai quello italiano di avvocato, nemmeno in forma abbreviata, “avv.”, tantomeno l’abbreviazione “av.” né negli atti, nelle lettere, nella carta intestata e nell’indirizzo e-mail o pec”.

L’obbligo di evitare qualsivoglia confusione con il titolo di avvocato deve ritenersi esteso ad ogni forma di comunicazione, informazione e pubblicità, ivi compreso, tra l’altro, il contenuto della carta intestata, dei biglietti da visita e/o del sito web dell’iscritto, che non potranno limitarsi a riportare, a titolo esemplificativo, la mera qualifica di “Avv. stab.”, od altra a questa analoga.

La qualifica inoltre va indicata per intero nella lingua ufficiale dello Stato membro di origine, in modo comprensibile e, soprattutto, tale da evitare confusione con il titolo di avvocato non potendo essere limitata alla sola indicazione della lettera “S” ovvero dell’abbreviazione “stab.”, trattandosi di segni che la gran parte del pubblico non ha strumenti conoscitivi per interpretare.

Concludo con il consiglio di prestare attenzione quando si prende contatto con l’avvocato, esercitate il vostro diritto di chiedere preventivamente al medesimo il suo titolo d’origine e controllate voi stessi sul sito dell’Ordine degli Avvocati di appartenenza dello stesso.

Da una attenta analisi delle due sentenze allegate a questo articolo, non vi sfuggirà il fatto che si tratti degli Abogadi convenzionati alla SDL Centrostudi che già in altri provvedimenti è stata sanzionata per aver millantato titoli o certificazioni, segno evidente come questo non sia un errore casuale bensi più una prassi consolidata qualla della mancata trasparenza e chiarezza nei confronti degli assistiti.

11 Commenti

  1. Federica

    L’articolo, ahimè, non specifica che l’Abogado, proveniente dall’Italia, ha dovuto imparare un’altra lingua, sostenere esami in lingua spagnola per il conseguimento della laurea spagnola “Grado in Derecho”, discutendo peraltro, in lingua spagnola, la tesi davanti ad una commissione universitaria, frequentare il “Master de Acceso a la Abogacia”, sostenendo esami e discutendo, sempre in lingua spagnola, il “Trabajo de fin de Master” davanti ad un’altra commissione, effettuare la pratica presso uno studio legale spagnolo ed infine sostenere un esame di abilitazione altamente meritocratico.
    In aggiunta alla suesta trafila occorre ricordare che l’Abogado, proveniente dall’Italia, prima di investire tempo e denaro nel percorso spagnolo, ha conseguito una laurea in Giurisprudenza in Italia ed ha effettuato 18 mesi di pratica non retribuita presso studi legali italiani!
    Pertanto, oserei quasi dire che l’Abogado, proveniente dall’Italia, è un professionista altamente preparato perchè conosce due ordinamenti differenti e, se desidera, può esercitare la professione sia in Italia che in Spagna (roba non da tutti insomma…).
    Federica

    Rispondi
    • Deborah Betti

      Cara Federica, peccato che la professionalità di cui parli non abbia minimamente riguardato le migliaia di professionisti che si sono convenzionate con queste società in cerca di facili e veloci guadagni preconfezionati su cause copia ed incolla e hanno indebitato migliaia di onesti cittadini.

      Rispondi
  2. albachia1974@libero.it

    Bell’articolo. Non mi è chiaro una questione. Dopo i tre anni l’abogado stabilito può firmare gli atti e la corrispondenza direttamente come avvocato ? O tale divieto (che mi pare sacrosanto) dura per sempre?

    Rispondi
  3. albachia1974@libero.it

    colto esattamente il punto. Non condivido davvero questa scelta di prendere un titolo all’estero,tramite una scappatoia più facile….che non mi venga a dire lo studio di un altro ordinamento…lingua….certo nulla quaestio…ma mi chiedo perchè allora non impiegare tale devozione nello studio per ottenere l’abilitazione qui in Italia?

    Rispondi
  4. Federica

    Si potrebbe dire altrettanto di chi negli anni buoni prendeva residenza nel Sud Italia e se ne tornava al Nord con una bella abilitazione preconfezionata… Sono tanti i casi di falsi professionisti. Occorre onestà anche nella critica.

    Rispondi
  5. Igor Ghedina

    Articolo di un’ignoranza e un qualunquismo mai visti, becere valutazioni personali dell’autrice se così può chiamarsi (io verificherei i suoi di titoli dopo aver letto un abominio del genere); mi sorprende che questa testata assuma collaboratori (mi auguro al contrario che sia suo) di tale bassezza che pur di scrivere qualcosa commentano in modo gratuitamente offensivo questioni e situazioni delle quali non hanno la minima cognizione; ma l’autrice conosce il mondo giuridico? ha vissuto in prima persona le questioni di cui parla? oppure le ha sentite al bar sotto casa? (assai probabile)
    Farneticazioni equiparabili al dire che tutti i mussulmani sono terroristi o che tutti gli stranieri sono spacciatori, il livello più basso di autore che si possa trovare nel peggior social network insomma.
    Ci sono tantissimi giuristi che scelgono, nella piena regolarità del diritto comunitario, di intraprendere un percoso estero invece che quello nostrano, il quale è notoriamente subordinato alla pura fortuna oltre che alla necessaria preparazione.
    Io, personalmente, ho vissuto e lavorato in Spagna come legale, ho dovuto imparare perfettamente lo Spagnolo, svolgere gli esami universitari per integrare, poi un master durato due anni, successivamente l’esame di stato per il quale ho dovuto studiare non poco, una volta tornato a vivere in Italia, quando verbalizzo in udienzaUdienza qojrowe weorn ownweèornwè w, ci sono molti colleghi (se così possono chiamarsi) che, ignoranti e qualunquisti come la cara sig.ra Betti, fanno faccette e risatine sminunendo il mio titolo professionale in quanto convinti che chiunque abbia un titolo straniero sia un somaro truffaldino;
    E pensate un pò, io difendo alcune delle più importanti società del mondo, che hanno molto contenzioso in Spagna; proprio per tale motivo ero andato a vivere li. Ho onestamente e diligentemente lavorato per dare a mio figlio un buon futuro e poi mi ritrovo a confrontarmi con gente del genere che si permette di sminuire gli sforzi di una vita solo perchè ingnorante e qualunquista in materia (o forse invidiosa?).
    Quindi, secondo la sig.ra Betti, chi ha preso il titotlo in Italia è sempre e comunque bravissimo e preparatissimo (le farei vedere che soggetti ho avuto modo di incontrare che non si sa come avevano passato l’esame Italiano), mentre se vieni dall’estero sei sicuramente un somaro truffatore.
    notare come l’autrice, nella descrizione, afferma: “La missione è quella di trasmettere informazioni di alta qualità, pertinenti e autorevoli, e questo magazine è un esempio ben riuscito” . Tralasciando l’irrilevante autovalutazione, MA STA SCEHRZANDO?? Queste sarebbero informazioni di alta qualità?
    Complimenti per lo spessore culturale e professionale sig.ra Betti, lei rappresenta ciò che più ci fa vergonanre qui in Italia, ovvero l’ignoranza, l’approssimazione e l’invidia dell’Italiano medio basso e fallito (perchè scrivere roba del genere su internet è proprio l’ultima spiaggia)
    Si metta a fare altro perchè come autrice abbassa notevolmente il livello della categoria e non si permetta mai più di offendere persone delle quali non conosce minimamente l’esperienza e la preparazione.

    Rispondi
    • Deborah Betti

      A te “nessuno” che non ti firmi e vivi nell’anonimato chiedo se sai solo offendere oppure nelle varie super scuole da te frequentate ti hanno insegnato a contestualizzare e comprendere ciò che leggi.
      Nulla di quanto da te commentato è scritto nell’articolo, il tuo commento infatti è frutto di una deviata personale frustrata interpretazione con il solo fine di offendere e attaccare la mia persona.
      La frase finale dove tu caro “nessuno” ti riferisci a te stesso utilizzando il plurale “ci fa vergognare qui in Italia, …” scritta nel massimo attacco della propria sindrome da egocentrismo patologico, mi fa anche ridere.
      Gentile “nessuno”, per fortuna l’Italia è composta da gente ben diversa da te che hai fatto un commento offensivo ma, lo fai di nascosto come un ladro, in anonimato.
      Metterci la faccia caro “nessuno”, altrimenti … detto in milanese sei solo un “povero pirla” e buona giornata anche a te.

      Rispondi
  6. Igor ghedina

    Cara signora,
    dal tenore della sua risposta si capisce perfettamente il suo spessore culturale e professionale, le cose che ha scritto e da me riportate sono tutte contenute nel suo capolavoro, perché negare l’evidenza di un testo peraltro scritto da lei stessa?
    Non è vero che ha appellato un’intera categoria in modo gratuitamente dispregiativo?
    Molto professionale e dignitoso il commento finale “sei solo un povero pirla”, questo mi fa capire che sto parlando con un soggetto non al mio livello ma più adatto ad una discussione da bar.
    In che senso mi dovrei firmare? Il mio nome è scritto all’inizio del commento, devo allegare anche una foto sennò il mio commento non vale niente; teoria molto curiosa.
    “ti hanno insegnato a contestualizzare”; perché lei ha contestualizzato le sue critiche? o le ha rivolte indistintamente a tutti coloro che hanno un titolo estero? Non leggo riflessioni su professionisti competenti e incompetenti ma solo discriminazioni tra avvocati italiani e avvocati stabiliti. Mi sembra tanto che questa domanda se la sta rivolgendo da sola visto che nel capolavoro tutto ha fatto tranne che contestualizzare.
    “frutto di una deviata personale frustrata interpretazione”, peccato che nel testo lego cose del tipo:
    “Attenzione Avvocati, Abogadi o Avocat”; attenzione a cosa? Che Abogadi o Avocat sono sicuramente meno competenti degli avvocati? Frase qualunquista e ignorante.
    “c’è una scappatoia che consente di eludere il superamento dell’obbligatorio esame da avvocato previsto nel nostro ordinamento” Perché automaticamente se si proviene dall’estero si tratta di una scappatoia? Frase qualunquista e ignorante.
    “Facile no? Alla faccia di tutti quelli che invece si sudano letteralmente il titolo di avvocato in Italia e affrontano onestamente l’esame di Stato” Facile in che senso? Lei ha affrontato questo percorso per sostenere ciò? “Onestamente” che significa? che se prendi un titolo nel pieno rispetto del diritto comunitario sei comunque e automaticamente disonesto? Frase qualunquista e ignorante.
    “Un raggiro furbastro, una truffa dove girano un sacco di soldi” il titolo si prende al termine di un lungo percorso garantito dal diritto comunitario, non comprendo dove sia la truffa o il raggiro furbastro, che notoriamente sono termini utilizzabili qualora si stia violando una norma. Capisco che il termine “truffa” è di stampo giuridico e quindi lei lo usa in modo improprio senza conoscerne il reale significato.
    “Ministero della Giustizia ha iniziato a prendere provvedimenti seri, minacciando la cancellazione dagli albi degli Abogados”: notizia non veritiera e fuorviante, il ministero ha preso provvedimenti nei confronti di coloro che aggiravano la normativa europea prendendo prima il titolo in Romania, per poi convalidarlo in Spagna aggirando così il Master, l’Esame di stato e successivamente stabilirsi in Italia. Vede quante cose le sto insegnando su una materia a lei sconosciuta?
    “resta un percorso comunque più semplice rispetto a quello italiano.”: lei ha vissuto in prima persona entrambi i percorsi? O lo dice perché lo ha sentito sempre al bar sotto casa? Solitamente le valutazioni si fanno dopo che si è vissuta un’esperienza. Frase qualunquista e ignorante.

    Se vuole posso andare avanti ad evidenziare tutte le altre castronerie che ha riportato, ma penso sia ampiamente sufficiente.
    Al posto suo cancellerei questo orrore e rifletterei sulla clamorosa figuraccia che ha fatto dinanzi ai lettori e al suo ordine professionale.
    IGOR GHEDINA

    Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ARGOMENTI

UNISCITI A SOS DIFESA LEGALITÀ

NEWSLETTER

SEGUICI SUI SOCIAL

ARCHIVI

Share This