Tribunale di Monza, chiarimenti sul caso Bramini

da | 27 Lug 2021 | Il caso Sergio Bramini, INCHIESTE | 0 commenti

Il crollo patrimoniale di Sergio Bramini diviene di dominio pubblico. Fuori dalle aule dei Tribunali Sergio Bramini diviene “testimonial” di “mala giustizia”, lo definiscono una “ingiustizia di Stato”, a fare un pò di chaiarezza il Consiglio Superiore della Magistratura e il Tribunale di Monza.

IN QUESTO ARTICOLO TROVERAI

  1. Bramini l’imprenditore “fallito per colpa dello Stato?”
  2. Tribunale di Monza chiarimenti sulla sua vicenda giudiziaria di Sergio Bramini
  3. I dettagli che fanno la differenza e cambiano tutta la storia

La triste storia dell’imprenditore Sergio Bramini la conoscete tutti, gira dal 2018. Il tam tam mediatico è partito dalla trasmissione Le iene e man mano è divenuto un tormentone, non solo estivo, ma buttato li per tutte le 4 stagioni catalizzando l’interesse della politica e di tutti gli organi di informazione.

Bramini, l’imprenditore “fallito per colpa dello Stato?”

Cito: “Noi de Le iene, con Alessandro De Giuseppe, abbiamo seguito la sua storia per primi, dopo che era fallito nonostante vantasse 4 milioni euro di crediti mai pagati dallo Stato, fino allo sfratto forzato …” – fonte Le iene

Parte la corsa alla solidarietà nei confronti del povero imprenditore, che secondo la TV è stato costretto dallo Stato a spogliarsi della sua villa con il suo bellissimo parco, la piscina, la moltitudine di stanze mentre secondo i Tribunali di Milano e Monza la storia del “Caso Bramini” è un’altra ed è stata “rappresentata dai mezzi di comunicazione ed in particolare della trasmissione televisiva Le Iene in maniera distorta e faziosa”.

Tribunale di Monza chiarimenti sulla sua vicenda giudiziaria di Sergio Bramini

Con riferimento a notizie e giudizi espressi su organi di comunicazione circa la vicenda giudiziaria inerente il sig. Sergio Bramini, e ad integrazione di quanto già portato alla vostra attenzione nella nota del 6.4.2018, ritengo necessario, per garantire completa e adeguata informazione sulla vicenda, evidenziare i riscontrati profili che caratterizzano le procedure pendenti rispettivamente presso il Tribunale di Milano e il Tribunale di Monza, quali acquisiti presso i due uffici.

Pende avanti il Tribunale di Milano dal 2011 il fallimento di ICOM Milano s.r.l. in liquid., società di capitali facente capo al sig. Sergio Bramini e di cui lo stesso era amministratore (non si tratta di fallimento personale del sig. Bramini).

Avanti al Tribunale di Monza pende dal 2013 il giudizio di pignoramento della casa in Monza nella titolarità della moglie separata, cui Sergio Bramini trasferiva la proprietà in sede di separazione consensuale poco prima del fallimento.

Il pignoramento è stato autonomamente azionato da una Banca, cui Bramini nel 2001 aveva concesso ipoteca sulla casa a garanzia di mutuo in favore della ICOM. successivamente non più restituito, garanzia che dà diritto al creditore di agire direttamente sul bene ipotecato.

L’esecuzione immobiliare concerne anche credito del Fallimento ICOM di € 200.000 nei confronti di Bramini personalmente, in forza di transazione esecutiva del 2014 – proposta dallo stesso Bramini e poi inadempiuta e tuttora contestata – a definizione di giudizio promosso dal Fallimento nei confronti dello stesso per assunte responsabilità come amministratore (per realizzare tale credito il Fallimento è intervenuto nel pignoramento immobiliare).

La procedura esecutiva pendente presso il Tribunale di Monza si svolge in applicazione di normativa vigente che, a fronte di crediti impagati, consente di agire esecutivamente sui beni mobili e immobili dei debitori, prevedendo la liberazione dell’immobile pignorato anche prima della vendita. Si evidenzia che il divieto di sloggio dalla “prima” casa può valere solamente quando a procedere sia Equitalia (oggi Agenzia Entrate Riscossione), mentre nel caso del sig. Bramini si tratta di procedura esecutiva ordinaria (azionata da una Banca, con intervento del Fallimento).

Nello specifico si sta procedendo ad azione di sloggio del sig. Bramini e della sua famiglia dalla casa di Monza, in quanto, dopo iniziale impegno a consentire le visite di persone interessate all’acquisto, c’è stata un’attività ostruzionistica dello stesso ad ogni iniziativa in tal senso. Una sola persona sinora è riuscita a visitare l’immobile; l’unica asta celebrata è andata quindi deserta per mancanza di offerte. Non si contano le diffide e intimazioni a non procedere oltre, quali inviate dal legale del Bramini al custode giudiziario negli ultimi sei mesi.

Questo Ufficio non è di certo insensibile al dramma che investe le famiglie, tutte le famiglie, e sono circa 1.000 ogni anno coinvolte nelle procedure esecutive immobiliari di questo Tribunale, costrette ad uscire dalle proprie case: tale problema non può essere posto a carico del Tribunale, che deve applicare la legge senza trattamenti preferenziali, ciò pur comprendendosi la vicenda umana del sig. Bramini e della sua famiglia.

Per quanto emerge dagli atti delle procedure, va peraltro osservato che, se vengono prospettati da parte del già amministratore di ICOM consistenti crediti della società prima del fallimento (circa € 4 milioni), emerge anche che sono crediti vantati verso enti locali (non verso l’amministrazione statale), come tali non immediatamente compensabili con debiti della fallita verso lo Stato, crediti allo stato accertati nell’ordine della metà, in quanto in parte già ceduti a creditori di ICOM prima del fallimento, in parte oggetto di contestazione, in parte accertati giudizialmente come inesistenti, profilandosi in termini inferiori al passivo fallimentare (nell’ordine di € 3.500.000). Va detto che l’accertamento di crediti e debiti è rimesso al Tribunale fallimentare di Milano e non già al giudice di Monza, cui non compete alcun ambito di intervento in proposito.

In ogni caso tali crediti sono inidonei a paralizzare l’azione di esecuzione in corso, ove confluiscono le pretese della banca mutuante, che agisce sull’immobile in forza di ipoteca, e quelle del Fallimento, creditore del sig. Bramini personalmente. Né compete alla magistratura trovare soluzioni innovative rispetto al mancato pagamento delle somme dovute dagli enti pubblici, in quanto non ne ha i poteri.

Quanto all’asserita violazione dell’art.68 della Costituzione, in riferimento a iniziativa di senatore di porre nell’abitazione oggetto di esecuzione il suo ufficio parlamentare sul territorio, va detto – come già diffusamente argomentato dal giudice del procedimento – che la norma costituzionale prevede preventiva autorizzazione della Camera di appartenenza solo per l’esecuzione di perquisizione personale o domiciliare, di arresto, o di provvedimento altrimenti privativo della libertà personale, quale non può ritenersi un provvedimento civile di esecuzione su beni mobili o immobili, in applicazione di norme dello Stato.

Non può pertanto che esprimersi forte preoccupazione per condotte di contrasto all’azione giudiziaria fatte proprie anche da chi riveste alte cariche istituzionali, con valenza delegittimante nei confronti dei giudici, tenuti ad applicare normative indefettibili, il cui avvio è rimesso all’iniziativa del creditore e in funzione della prevista tutela giuridica della sua posizione.

Il Presidente del Tribunale di Monza Dott Laura Cosentini

Tribunale di Brescia: rinvio a giudizio per i fondatori di SDL Centrostudi, Serafino Di Loreto e Stefano Pigolotti.

I dettagli che fanno la differenza e cambiano tutta la storia

Mi pare chiaro che il Tribunale di Monza abbia tutt’ altra versione del “Caso Bramini” e tratta lo stesso carte alla mano.
Ponendo un minimo di attenzione e lasciando libertà al cervello di guardare senza condizionamenti, allo spettatore attento non è sfuggita l’analisi dei particolari discordanti rappresentati nel servizio de Le Iene sul “Caso Bramini”, come diceva mio nonno: “il diavolo sta nei dettagli, osservali e pensa con la tua testa!”

Un particolare non di poco conto è senza dubbio la pubblicità mediatica ottenuta, stiracchiando qua e la la storia del Bramini, dagli avvocati dello stesso, butto li due nomi, gli avvocati Monica Pagano e Biagio Riccio, ex “esperti in diritto bancario” della fu SDL Centrostudi SPA ora s.r.l in Liquidazione, non sembrano nomi scelti a caso, (leggere nei dettagli) , oggi risultano professionisti nella veste di esperti di altro tema e Bramini è la nuova pagina pubblicitaria.

Uniamo i vari punti, come nel rinomato gioco, Le Iene/Striscia la Notizia pubblicità SDL Centrostudi – avvocati Pagano e Riccio, un libro. “Il caso Bramini. Un’ingiustizia di Stato” occhio all’anno di edizione – anno 2018 prefazione del libro di Alessandro De Giuseppe “Iena” de Le Iene, autori Biagio Riccio, Monica Pagano, Giovanni Pastore della fu SDL Centrostudi SPA ora s.r.l. in Liquidazione – stop, gioco finito.

Non vi è alcun mistero dietro il potere dei soldi in tema di pubblicità, questi professionisti dispongono di liquidità e acquistano spazi per commercializzare la loro professione, non potendo contare su autorevolezza dei contenuti preferiscono mirare ad acquisire visibilità.

Fonte fotografie: profili social avvocati Biagio Riccio – Monica Pagano  e Sergio Bramini

Altro interessante dettaglio più recente un post pubblico su Facebook dell’avvocato Biagio Riccio data uscita 3 luglio 2020 – ripeto 3 luglio 2020

Riporto testualmente:

“BRAMINI CHIEDE LE CARTE PER SCONFESSARE IL CSM. SI DÀ L’ABBRIVIO PER UNA GRANDE BATTAGLIA DI CIVILTÀ DEL DIRITTO.
Sergio fu processato l’anno scorso davanti al Consiglio Superiore della Magistratura, ma senza essere difeso e senza neppure essere convocato. Si dissero di lui cose inaudite, fra tutte quella di non essere mai stato creditore dello Stato per oltre quattro milioni di euro.
Sappiamo che ha perduto tutto, casa, uffici con ripercussioni di danni economici e soprattutto esistenziali.
Anche Le Iene ne riportarono la notizia di questo strano processo, senza la presenza fisica dell’imputato, neanche chiamato a deporre in sua difesa.
Oggi Sergio intende continuare la sua battaglia e grida vendetta nel rispetto della legge: mi ha conferito incarico di ottenere dal Tribunale di Milano tutto l’incartamento che gli riguarda, perché vuole ristabilire la verità innanzi al CSM e sbugiardare (ne ha coraggio il leone) quei magistrati menzogneri che affermarono che non fosse creditore dello Stato che lo ha massacrato.
Spero che il Tribunale esaudisca la sua richiesta: in mancanza andremo sino alla Corte Europea ed anche innanzi al CSM, per tutelare il suo legittimo diritto al ripristino della civiltà giuridica.
Di seguito il link dove è raccontata la sua storia.

Mah, come?! Non vi sorge spontanea una banale domanda, a me si, la seguente:

“Ma se l’incartamento per far luce sulla vicenda che riguarda il Bramini lo chiedi in data 3 luglio 2020 che cosa cavolo c’è scritto dentro al libro edito nell’anno 2018 a suffragio del suo crollo finanziario e della “colpa dello Stato”?

… cosa, un tutorial, un excursus sulla raccolta delle banane, come si dipinge la frutta secca!?!?

Peggio che mai, dove sono state verificate le fonti per fare la trasmissione de Le Iene e la redazione di un libro?

La fonte, quella cosa che che rende il racconto autorevole, suffrgato di prove, l’avvocato Biagio Riccio parla di “magistrati menzogneri” e lui scrive un libro di pura fantascienza sul “Caso Bramini” da qualificarne l’ingiustizia di Stato, senza una prova, ah no, è solo solo pubblicità!

Quanti di voi mi chiedono ancora oggi, in relazione alla scia di problemi lasciati dalla SDL e dai suoi avvocati convenzionati, tra i quali si annoverano nomi  dei professionisti qui riportati: “Perché non chiamiamo Le Iene per raccontare la nostra sofferenza di vittime ?”

La risposta è semplice, il programma Le Iene corrisponde allo stile “essedielliano” troppe troppe parole, a volte a csao e poca sostanza.

Tribunale di Monza - Chiarimenti vicenda giudiziaria Sergio Bramini

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